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Intervista a cura di Nicola Salerno

luigi mattarolloLuigi Mattarollo, portiere trevigiano classe 1957, ha difeso la porta biancazzurra per due stagioni e mezzo dal 1983 al 1986 totalizzando complessivamente 75 presenze.

Sei giunto al Matera dal tuo Veneto nel 1983 insieme ad un gruppo di altri tuoi conterranei, come ti sei trovato nella nostra città?

E' vero, arrivammo io e Ghedin e tornò a Matera Sassanelli che giocava nel Treviso, dopo di noi arrivarono anche D'Oriano e Trevisan. Prima di allora non mi ero mai spostato così lontano da casa, avevo giocato al massimo nel raggio di 20 chilometri, poi improvvisamente ebbi questa opportunità e mi dissi, perchè no? All'inizio ovviamente ero dubbioso, dovevo interrompere gli studi, trasferirmi così lontano, ma poi pensai che ero un professionista e dovevo accettare. Matera è stata una bellissima sorpresa, infatti dopo il normale spaesamento iniziale ho subito ricevuto l'affetto della gente che mi ha voluto bene ed a cui sono riconoscente, degli amici, dei compagni di squadra, e quindi è stata davvero un'esperienza magnifica; se tornassi indietro la rifarei senz'altro. Ho scoperto la cucina ed un paesaggio stupendo, per me che avevo fatto la scuola d'arte e studiavo architettura visitare insieme al fotografo Mario Cresci la città e la Gravina, le cave di tufo, le spiagge è stato meraviglioso ed una gran bella sorpresa. Sono tornato con grande piacere a Matera due anni fa per rivedere la città e andare a salutare un po' di amici e l'ho trovata trasformata, rispetto alla realtà di trent'anni fa più chiusa e molto meno conosciuta, e proiettata a pieno titolo nella dimensione nazionale e internazionale in cui si sta ritrovando oggi.

Calcisticamente sono state tre stagioni di medio livello, terminate con un tuo infortunio che lasciò il posto da titolare ad un giovanissimo Franco Mancini.

luigi mattarollo 1983Nel 1983-84 con Giannattasio in panchina la squadra stava andando molto bene, era tra le prime posizioni ma poi l'episodio determinante che cambiò la stagione fu il famigerato derby della monetina. Vincendo sul campo quella partita saremmo stati proiettati ai primi posti della classifica, invece la sconfitta a tavolino ci ricacciò indietro e così terminammo il campionato in maniera più opaca. Il terzo anno subii un infortunio con due operazioni alla spalla, ma in questo episodio sfortunato e negativo c'è il lato positivo; al mio posto infatti potè esordire da titolare Franco Mancini, allora diciassettenne. La società e l'allenatore decisero di scommettere su di lui e dargli fiducia ed ebbero ragione perchè Franco fece subito bene, così lasciai il "testimone" a lui che iniziò la sua lunga e brillante carriera.

Quali sono state le altre esperienze importanti della tua carriera da calciatore?

Sicuramente Montebelluna, che è stata per me il trampolino di lancio; la società è diventata un grosso e importante vivaio a livello nazionale ed io ero tra i primi della prima "nidiata". Nel 1975 vincemmo il titolo nazionale Berretti, e in squadra con me c'erano Tesser (ex allenatore del Novara in serie A, oggi alla Cremonese), Foscarini oggi tecnico del Livorno, Cimenti. Eravamo un ottimo gruppo e quella fu una grande soddisfazione, e poi ad appena diciotto anni diventai titolare in prima squadra in un campionato semiprofessionistico, come erano allora la serie C e la serie D. Poi ho giocato diversi anni a Treviso in serie C1 e dopo Matera andai a Ravenna insieme al diesse Nicola Salerno.

Di cosa ti occupi oggi? Vuoi concludere con un saluto a tifosi materani?

Sono sposato ed ho un figlio di 21 anni, ho completato gli studi e mi sono laureato in architettura; oggi faccio la libera professione ed insegno grafica e fotografia alle scuole superiori. Pertanto seguo il calcio marginalmente, ho allenato nel settore giovanile del Treviso ai tempi in cui era in serie B e in serie A, mentre oggi faccio l'allenatore dei portieri in una piccola squadra, giusto per tenermi in movimento. Ai tifosi materani, toccando ferro, faccio un grande in bocca al lupo per il prosieguo del campionato; vedo con piacere che i biancazzurri stanno andando forte, Matera merita di essere una luce luminosa anche nel calcio e per questo mi auguro che riesca a raggiungere un traguardo importante come quello dei cadetti. Ci tengo a mandare un abbraccio a tutta la città che ricordo con grande affetto, un forte abbraccio anche a tutti i miei amici ed ai compagni di squadra che vivono a Matera, Claudio Ghedin, Donato Tataranni e tutti gli altri, ed infine un mio ricordo particolare va a Franco Mancini.

Ricambiamo a Gigi il saluto affettuoso e condividiamo il suo ricordo per l'indimenticato Franco.