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Intervista a cura di Nicola Salerno

felice falaguerra 1994Felice Falaguerra, attaccante classe 1971 di origini campane, ha militato nel Matera per tre stagioni non consecutive, dapprima dal 1994 al 1996 in serie C2, e poi nel 2000-01 in serie D. Settantaquattro presenze e diciannove reti per lui con la maglia biancazzurra.

Felice, partiamo dai tuoi esordi calcistici. Dove hai mosso i tuoi primi passi da calciatore?

Dopo aver iniziato a giocare nel mio paese, Morcone in provincia di Benevento, nel 1987 sono stato prelevato dal Castel di Sangro, che all'epoca giocava in serie D. Sono stato aggregato alla prima squadra ed ho esordito giovanissimo in serie D con mister Bruno Nobili (ex calciatore mancino del Pescara), e dopo la promozione in C2 ho esordito tra i professionisti a diciotto anni. Dopo tre stagioni in Abruzzo mi ha acquistato il Cagliari, dove ho giocato nella squadra Primavera ed a novembre 1990 mi hanno aggregato alla prima squadra; quell'anno ho totalizzato tre panchine in serie A. L'anno seguente sono stato girato in prestito all'Ischia, in serie C1, dove con una squadra di giovani esordienti abbiamo raggiunto il settimo posto nella stagione 1991-92, sfiorando per un solo punto la sesta posizione che consentiva l'accesso alla coppa Italia di serie A. Dopo un altro anno a Ischia, sono tornato a Cagliari nel 1993, giocando in coppa Italia con i rossoblu; successivamente in quella stagione sono stato girato all'Olbia, in serie C2, dove però ho avuto un infortunio al ginocchio.

Arriviamo così al 1994, anno in cui sei stato ceduto al Matera, fresco di retrocessione a tavolino in C2.

Mi dovevo rilanciare e così accettai volentieri il trasferimento a Matera; il Cagliari comprò dal Matera Bitetti e cedette in cambio me oltre a dare in prestito Ronzat e Ancis. Fu un anno travagliatissimo a livello societario, con il club del presidente Scalera in grandi difficoltà e diversi cambi di allenatore. Da Raimondi, con cui ho mantenuto un ottimo rapporto, a Raffaele, infine a Florimbi, che rimase anche nella stagione successiva. Nonostante le vicissitudini, partimmo benissimo e terminammo la stagione al secondo posto, con lo spareggio finale perso contro il Savoia di De Canio a Foggia; pur avendo quasi sempre giocato titolare, in quella gara restai in panchina, entrando a pochi minuti dalla fine sul risultato di 2-1 e colpendo anche una traversa. L'anno successivo a tre giornate dalla fine subii un grave infortunio alla caviglia a Casal di Principe contro l'Albanova; loro puntavano ai play-off mentre noi eravamo a caccia dei punti salvezza, fui minacciato per tutta la settimana precedente l'incontro ma io decisi ostinatamente di scendere in campo segnando anche il gol del pareggio, e poco dopo il gol su azione di calcio d'angolo subii un'entrata che mi spaccò la caviglia. Ero in scadenza di contratto con il Matera, mi seguivano squadre di B, ma da quell'infortunio iniziò un vero e proprio calvario.

  felice falaguerra 2000
  Falaguerra nel 2000 con la maglia del Materasassi

Cosa è successo negli anni successivi e come è stato il tuo ritorno a Matera nel 2000?

Il giorno in cui mi feci male c'erano a Casal di Principe il presidente, il direttore sportivo e l'allenatore della Cavese, Capuano, che decisero di acquistarmi malgrado l'infortunio. Ho giocato qualche partita ma poi non ce l'ho fatta, anche a causa di qualche diagnosi sbagliata; un primo intervento a Roma e poi dopo un anno e mezzo un nuovo intervento in Belgio dal professor Martens. Mi sono ripreso dopo tre anni, tornando in campo a dicembre del 1999 con il Forlì. Nel 2000 tornai a Matera, il presidente era l'avvocato Ripoli, mio grande amico già da quando era stato curatore fallimentare del Matera nella mia prima esperienza materana. Andai via però a dicembre perchè i tifosi ce l'avevano con me, accusandomi purtroppo di fatti che io non avevo mai commesso relativi allo spareggio di Foggia. La situazione era diventata insopportabile, così mio malgrado chiesi di andar via. Ho così giocato a Rovigo, poi con la Villacidrese con cui arrivammo secondi in serie D, a Chiavari in Eccellenza, e mi sono fermato nel 2004 stabilendomi in Sardegna dove vivo e lavoro.

Il tuo addio a Matera è stato dunque un saluto condizionato da incomprensioni. Che ricordo hai della nostra città?

Il ricordo è comunque bellissimo, i primi due anni sono stato molto bene trovando tanti amici, che al di là del giocatore hanno apprezzato soprattutto l'uomo. Per questo mi ha fatto male poi quella contestazione, perchè io mi sono sempre comportato da professionista, rimettendoci pure la caviglia. Ad ogni modo so che nel calcio queste cose fanno parte del gioco, quando si fa questo mestiere a volte le voci girano in maniera incontrollata, ma sono rimasto comunque molto legato alla città tanto è vero che seguo sempre con particolare affetto e attenzione i risultati del Matera. Quest'anno c'è un grande allenatore come Gaetano Auteri, un lusso per la categoria, che sa far giocar bene le sue squadre ed è caratterialmente un vincente. Le tre sconfitte di fila sono state una battuta di arresto ma un calo fisiologico ci può stare, non è detta l'ultima e bisogna lottare fino alla fine. Matera è una piazza importante e vi faccio un in bocca al lupo di cuore per l'esito finale di questa stagione.