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A cura di Fabio Venezia e Francesco Salerno

logo anconaGLI AVVERSARI - In una stagione finora disastrosa in campionato (dorici terzultimi a quota 24 punti in piena zona playout), la Coppa Italia sta regalando le uniche soddisfazioni all'Ancona di Giovanni Pagliari, subentrato in panchina da nemmeno due settimane all'esonerato Brini.

I marchigiani, che in estate hanno affrontato in Tim Cup Sudtirol (battuto 4-3) e Virtus Entella (vittoria dei liguri per 2-0), sono approdati in Coppa Italia di Lega Pro al secondo turno, battendo il Fano di misura. Agli ottavi vittoria per due a uno nel derby contro la Maceratese mentre a Teramo, nei quarti, il successo è arrivato solamente al termine dei calci di rigore. Pessimo invece, come detto, il ruolino di marcia in campionato (una sola vittoria, un pareggio e ben sette sconfitte nelle ultime nove giornate). Risultati negativi che sommati ai problemi societari hanno generato parecchia tensione in una piazza nobile abituata a ben altri palcoscenici. Ecco perchè la semifinale di andata a Matera capita nel momento peggiore, a pochi giorni dal derby contro il fanalino di coda Fano che da molti è stato indicato come il crocevia della stagione.

Pagliari potrebbe accantonare il tradizionale 4-3-3 impiegato finora in campionato, optando per un 5-3-2 più coperto.

Il titolare tra i pali è Tommaso Scuffia, nella passata stagione a Catanzaro, ma a Matera potrebbe toccare al 22enne Francesco Anacoura, scuola Juventus.

In difesa il 31enne Leandro Vitiello sarà il regista basso e si posizionerà davanti alla coppia di centrali composta dal 27enne Luca Ricci, ex Catanzaro, e Luca Cacioli. Lungo la corsia destra l'ex Lupa Roma Manuel Daffara mentre a sinistra potrebbe partire dall'inizio il 22enne Giuseppe Nicolao, di proprietà del Napoli.

In mezzo al campo il mediano Daniel Kofi Agyei, di proprietà del Benevento, l'ex Ternana Enrico Zampa ed il 21enne Luca Gelonese.

In attacco non ci sarà il bomber Stefano Del Sante, prelevato dalla Juve Stabia; Pagliari dovrebbe puntare quindi sul 30enne Matteo Momentè, nella passata stagione a Mantova, e su Michele Paolucci, fino a Gennaio a Catania.

SUGLI SPALTI - La storia del tifo organizzato anconetano è ben racchiusa in un libro uscito qualche anno fa intitolato “Noi siamo dorici” che narra quarant’anni di sostegno alla squadra del capoluogo marchigiano.

Tutta la vicenda comincia nel 1978, anno in cui viene fondata la Fossa Biancorossa, un nome ispirato ai più antichi pionieri milanisti della Fossa dei Leoni. Da questo gruppo qualche anno dopo si scinde una fazione che dà vita alle Brigate Biancorosse affiancate ben presto da Ultras e Fighters.

Come in molte altre città italiane, anche ad Ancona negli anni Ottanta si assiste alla nascita di numerosi gruppi, molti dei quali nati sulle ali dell’entusiasmo in virtù delle ottime prestazioni della squadra biancorossa, tornata in serie B al termine del campionato 1987-88 dopo una lunga assenza. In quella annata ricca di soddisfazioni per i biancorossi vedono la luce Red Kaos, Warriors e Collettivo Autonomo. Un anno dopo è la volta degli Skizzati.

Con il passaggio dal vecchio stadio Dorico al nuovo Del Conero, costruito per la promozione in serie A dell’Ancona, la tifoseria si sposta dalla curva nord alla sud ma poco cambia in termini di sostegno. Il tifo anconetano è sempre stato piuttosto caldo e costante e se ne ricordano le belle coreografie con due aste e torce (quando erano permesse). I supporters biancorossi non hanno abbandonato la squadra nemmeno dopo il fallimento e durante le dure contestazioni a dirigenze che hanno raccolto davvero poco in termini di risultati negli anni Duemila dopo la seconda retrocessione dalla serie A.

Altra caratteristica è la connotazione politica della tifoseria biancorossa, sempre schierata per la stragrande maggioranza nell’estrema sinistra, dato confermato dalla partecipazione al Fronte di Resistenza Ultras con alcune tifoserie politicamente vicine come Livorno, Ternana, Casertana, Crotone, Bologna Cosenza, Venezia, Genoa e Perugia. Scopo del fronte era contrastare razzismo e neofascismo negli stadi.

  stadio ancona
  Veduta dello stadio del Conero: fonte Wikipedia

Per quanto riguarda gemellaggi e rivalità, tra gli amici ricordiamo i supporters di Genoa, SPAL e Napoli con buoni rapporti anche con Livorno e Cosenza, per quanto riguarda invece le inimicizie trovano spazio ai primi posti le geograficamente vicine tifoserie di Ascoli e Sambenedettese, fuori dalla regione Perugia e Ternana.

LO STADIO - La casa dell’Ancona è lo stadio Del Conero costruito nel 1992 quando la formazione all’epoca allenata da Vincenzo Guerini raggiunse per la prima volta la serie A. Il nome ha un’origine geografica e trae origine dal Monte Conero, rilievo dell’appennino marchigiano che si affaccia sul Mar Adriatico.

Precedentemente i biancorossi giocavano al vecchio stadio Dorico, costruito negli anni Trenta con capienza di diecimila posti, considerato non idoneo a ospitare incontri di massima serie.

Per quanto riguarda il Del Conero, la sua capienza si attesta a poco meno di ventiquattromila posti, una capacità che in origine era più bassa dato che la curva nord, sede della tifoseria organizzata, è stata costruita in un secondo momento. In virtù di questa mancanza nei primi tempi gli ultras biancorossi si posizionavano in curva sud e gli ospiti in una piccola porzione della gradinata. Al completamento dello stadio la sud è stata adibita a settore ospiti e i padroni di casa hanno potuto fare rientro nella nord. Le restanti aree dell’impianto sono la tribuna, la gradinata e i distinti (quest’ultimo settore è attualmente chiuso).