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A cura di Ettore Camarda e Nicola Salerno

1956 schedina totocalcio  
La schedina dell'11 novembre 1956 con la gara Matera-Cosenza  

L’imminente “recupero” (in realtà prosecuzione) di Matera-Juve Stabia, sospesa per nebbia due domeniche fa sull’1-1, ci ha spinti all’ennesima operazione di “recupero della memoria”. Sapevate che prima dello scorso 27 novembre l’unica altra sospensione di una partita del Matera per mancata visibilità era avvenuta nel lontano 1956, alla prima giornata del campionato di Quarta Serie? E che ciò accadde perché la gara subì un ritardo tale da far calare il buio sul «XXI Settembre», ancora privo di illuminazione? In questa nuova puntata-amarcord proveremo a rievocare l’episodio e a contestualizzarlo con qualche altro dettaglio inedito.

L’episodio reca la data del 23 settembre 1956, e quel giorno ai biancazzurri non andò affatto male, visto che al momento della sospensione erano sotto 2-0 (le cronache riportano la comprensibile ira del Cosenza, visto che si era all’81’...), ma lo spunto che ha destato la nostra attenzione è un altro: al momento di recuperare la gara, infatti, i campionati maggiori erano in pausa per attività delle nazionali, per cui il Matera ebbe l’onore di finire nel concorso Totocalcio nr. 9 dell’11 novembre 1956, di cui sotto pubblichiamo un rarissimo esemplare messo a disposizione da Giancarlo Filiani del sito 11leoni.com di Potenza, che qui ringraziamo calorosamente per il regalo e per il suo spirito sportivo. Ci siamo chiesti se prima di allora il Matera fosse già stato inserito qualche volta in schedina, ma purtroppo non è stato possibile reperire notizie a riguardo, tuttavia riteniamo possibile che quella sia stata in assoluto la prima volta. Grazie alla segnalazione di un nostro lettore tifoso del Matera, che ringraziamo, possiamo però sottolineare un'ulteriore curiosa coincidenza tra quell'episodio risalente a sessant'anni fa e la recente gara sospesa, e cioè che anche il match tra Matera e Juve Stabia era inserito nel concorso Totocalcio n° 73 del 26 novembre 2016.

  lino banfi schedina
  Lino Banfi alle prese con la schedina del Totocalcio nel film "Al bar dello sport"

La schedina, dicevamo. Nata nel 1946 e ormai praticamente abbandonata, essa è però parte integrante del costume italiano, e non solo per quel modo di dire, «fare 13», che ancora oggi tutti utilizziamo, forse non sempre consapevolmente. Presente nell’orizzonte artistico nazionalpopolare, protagonista virtuale ma indiscussa di film di culto (Al bar dello sport e Eccezziunale veramente, con una capatina già in Amici miei), la schedina è entrata persino nell’ “inno non ufficiale” del nostro Paese, L’Italiano di Toto Cutugno, vincitore morale a Sanremo 1983 con quel testo che fra le altre cose elogia «la schedina tra le dita» che «può cambiare la tua vita», attributo immancabile tra i tanti appiccicati addosso allo stereotipo di tutti noi.

schedina 1951  
La prima schedina con 13 partite risalente al 21 gennaio 1951  

Quella della schedina era una storia fatta di file al bar e dal tabaccaio, di scorpacciate di 1-X-2, di occhiate continue per controllare i risultati, e persino di riutilizzi post-domenicali, quando le schede non giocate venivano usate per involtolare piccoli oggetti (i tabaccai ad esempio ci avvolgevano sigarette, fiammiferi, penne). Insomma, per tutta la settimana la schedina accompagnava i calciofili a caccia del sogno del 13. Già, il 13, anche se fino al 14 gennaio 1951 si vinceva con 12 e con 11, dopodiché si introdusse la tredicesima partita e da allora il 13 ha smesso di far paura all’italiano medio superstizioso. Nel 2003/04 sarebbe arrivato anche «il 14».

Gioco semplice, con regole poi passate alle moderne scommesse: si giocavano alcune colonne tentando di indovinare chi avrebbe vinto, perso o pareggiato; il titolare della ricevitoria staccava e conservava la matrice (in gergo detta “madre”) dando al giocatore la “figlia” come ricevuta, e fino alla metà degli anni ’80 non c’erano dispositivi elettronici all’avanguardia, per cui l’addetto della ricevitoria doveva tagliare manualmente i due pezzi (magari strappandoli con l’aiuto di una riga); giocate aperte fino al sabato sera, poi via, ad aspettare i risultati. E diciamolo pure, quasi nessuno ha visto vincitori in carne e ossa, ma tutti abbiamo sentito i finti «lo giuro» di chi dichiarava – che sfiga! – di aver fatto 11. Anche il toto-giocatore amava vivere di luce riflessa...

  GdS 21-nov-1988
  La prima pagina della Gazzetta dello Sport del 21 novembre 1988 con la vincita miliardaria

Alle volte le vincite facevano davvero scalpore: il 20 novembre 1988 l’Atalanta sbancò San Siro-sponda rossonera al 92’ (qualcuno ricorda Walter Bonacina?) e regalò 4 miliardi e 361 milioni ai pochissimi tredici (solo tre, a Cagliari, Fermo e Trieste, come annuncia Bruno Pizzul nella puntata di "Domenica Sprint" di quella domenica), mentre il 7 novembre del ’93 un fortunato vincitore con una giocata multipla totalizzò un 13 e ben cinque 12, per una vincita complessiva di 5 miliardi e 549 milioni. Numeri di estremo rilievo in tempi in cui il giro di denaro legato a scommesse legali era molto meno vorticoso rispetto ad oggi (oltre al lotto a estrazione settimanale unica e al totocalcio non vi era praticamente altro).

Se osservate il tagliando di quell’11 novembre di sessant’anni fa noterete varie cose: in alto si vede bene la dicitura “figlia”, che rimaneva al giocatore come ricevuta, di lato si nota che le “giuocate” consentite erano due o otto (anche chi scrive ricorda bene che due colonne erano la giocata minima), e infine si può notare la presenza di due match “di riserva”, che entravano in gioco nel caso in cui alcune partite non fossero giunte a compimento. A beneficio dei più curiosi ricordiamo che l’uso di inserire partite di riserva fu dismesso nel 1962.

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Una formazione del Matera del 1956-57. In piedi: Zanolla (allenatore), Piemonte, Morandi, Perucci, Rogante, Zampar, Manzin. Accosciati: Pittuello, Bitetto, Moschion, Fumis, Glereani.  

Inoltre salta subito all’occhio che per riempire la colonna furono inserite anche le due partite sostenute dalle nostre nazionali: a Berna la nazionale maggiore pareggiò contro la Svizzera (clicca qui per guardare il video del servizio di quella partita curato dall'Archivio storico Luce), con rete di Eddie Firmani, oriundo sudafricano all’epoca alla Sampdoria (in campo azzurro c’era il blocco della Fiorentina, allora campione d’Italia: sei undicesimi), mentre a Marsiglia la “giovanile” (oggi Under 21) vinse 3-0 contro la Francia. Le altre partite inserite in schedina erano tutte di Quarta Serie, vale a dire il campionato che dall’anno successivo si sarebbe chiamato ufficialmente Campionato Interregionale (con squadre ripartite in una Prima e una Seconda Categoria) ed in seguito Serie D.

Per la cronaca, nel recupero di quell’11 novembre (che terminò 0-0) il Matera allenato da Umberto Zanolla schierò – rigorosamente da 1 a 11 – Manzin; Pittuello, Fumis; Marani, Zampar, Morandi; Rogante, Bitetto, Chiasutto, Marzano, Perucci. Le cronache dell’epoca annotano che tra i duemila presenti allo stadio vi era una folta rappresentanza di tifosi del Cosenza, e ciò ebbe ripercussioni notevoli durante i 90’, perché a seguito di alcune decisioni arbitrali contestate si verificarono ripetuti tafferugli in tribuna. Il recupero dell’11 novembre va anche ricordato perché prima del fischio d’inizio si osservò un minuto di silenzio in onore di Gaetano Pomarici, arbitro materano deceduto due giorni prima in un incidente stradale (a lui è tuttora intitolata la sezione materana dell’AIA).

  matera in b copertine
  Le copertine dei due numeri di Matera in B, il periodico curato da Angelo Sabino

La partita sospesa del 23 settembre invece era stata interrotta perché l’arbitro, nel tentativo di far asciugare il terreno zuppo di pioggia e grandine, attese troppo prima del fischio d’inizio, con la conseguenza che nell’ultimo spezzone di gara era ormai calato il buio: il corrispondente del Giornale d’Italia nel suo articolo di presentazione della gara di recupero, datato 10 novembre 1956, ricordava che in tribuna si dava fuoco a fogli di giornale per poter vedere meglio quanto accadeva in campo, e che lui stesso per prendere appunti sul taccuino doveva farsi luce accendendo fiammiferi. Si firmava «Aesse», che quasi certamente è l’acronimo di Angelo Sabino, maestro elementare e giornalista, colui che nel 1979 fondò il periodico Matera in B. Cinquant’anni di calcio, pubblicazione interrotta troppo presto e comunque utile strumento per ricostruire e riscoprire la storia del Matera delle origini.

Ma quale fu la colonna vincente della nostra schedina? Eccola: X, X, 2, 2, 1, 1, X, X, 1, X, 1, 1, X. I tredici vinsero quasi cinque milioni di lire; i dodici soltanto 214.000 lire, ma nel ’56, con uno stipendio medio pari a 43.000 lire, anche per quella cifra si aveva di che festeggiare.