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PROFESSIONISTI DI QUARTA SERIE - di Gianni Mura - La Gazzetta dello Sport, 3 febbraio 1968 - Parte II

 

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– Abbiamo preso Quadrello e Carella dal Bari – continua il presidente Salerno –, Chiricallo dalla Liberty, Castelletti in comproprietà dal Torino – undici milioni –, Mayer dallo Jesolo, Busilacchi dal Lecce. A novembre, visto che le cose andavano bene, Buccione dal Bari – dodici milioni – e Toschi, libero da impegni. Era alla Lucchese con Salar, ricorda il Toschi della Sampdoria?

Ricordiamo il Toschi della Sampdoria, e il Chiricallo della Lazio [Luigi Toschi aveva militato in Serie A nella Sampdoria fino al 1964/65, per poi passare al Livorno e successivamente alla Lucchese; Nicola Chiricallo aveva giocato in A con la Lazio dal 1956 al ’59, per poi passare al Mantova, al Taranto e infine al Liberty nel 1966/67, n.d.r.]. Al lunedì, leggendo con attenzione le formazioni della Serie D, si trovano fior di nomi. Un cimitero degli elefanti? No, non tanto. C’è convenienza economica. Piuttosto, chiediamo, com’è che ci son tanti giocatori settentrionali, al sud, e così pochi meridionali al nord?

– Una questione di pubbliche relazioni. Questo è il regno di Allodi e Passalacqua [Italo Allodi e Bruno Passalacqua, dirigenti rispettivamente di Juventus e Milan; Allodi, che tra l’altro fino al 1967 era stato all’Inter di Moratti ed Herrera, è più noto al grande pubblico anche per il suo successivo ruolo di opinionista nei talk-show televisivi, n.d.r.]. In una settimana al sud, cosa non venderebbero? Quest’an­no il Milan mi aveva offerto sei giocatori. Non li ho voluti. Preferiamo i veneti, qui. Veri professionisti. Non abbiamo mai avuto delusioni, dai veneti. C’è Zanollo che ce li segnala [Giovanni Zanollo, vicentino, carriera da centrocampista negli anni ’30-’50, quindi allenatore di diverse squadre centro-meridionali, per le quali evidentemente fungeva da ‘elemento di raccordo’ con i vivai della sua terra d’ori­gine, n.d.r.]. Mayer l’ha por­tato Salar. Un libero stupendo, da Serie B. Giocava nella rappresen­ta­tiva del Trofeo Zanetti.

1967-68 bisUna mentalità da professionisti, già. Nei gironi del nord, si può ancora parlare di semiprofessionismo, qui no. Dei giocatori del Matera, nessuno ha un lavoro. Cioè, ce l’han­no tutti: calciatore. Quindicimila per punto nelle partite esterne, varie forme di premio speciale, stipendi in media sulle duecentomila, vitto e alloggio a carico della società. I soldi da mandare a casa, o da metter via, sono abbastanza. La cosa non ci stupisce né ci scandalizza, anzi la troviamo giustissima. Un ragazzo che lavora non può fare quattro, anche cinque sedute di allenamento alla settimana, non gli si può chiedere di andare a giocare a mille chilometri da casa. Allora, va bene tutto, con una unica contropartita: i soldi.

– Sono ragazzi meravigliosi – dice don Ciccio – vedrà.

Usciamo all’ora dell’aperitivo. Postulanti quaranta. Matera è una città unica, ci si imbatte nelle costruzioni più impensate: sbocciano mensole, archi, balaustre, torri, statue, chiese, chiesine, cattedrali: e tutto è assai bello. Ma noi vogliamo vedere i Sassi, il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, tanto ne abbiamo sentito parlare. Il nostro accompagnatore, addetto alla segreteria comunale, persona di grande cortesia e cultura [si tratta di Gino Mo­relli, che come detto accompagnò l’ospite alternandosi con S. Mele, n.d.r.], ci porta in giro per la Matera nuova e gli brillano gli occhi. Le chiese nuove, le case nuove, i nuovi quartieri rurali, le nuove scuole, il nuovo ospedale, cose che noi guardiamo così, con un interesse appena abbozzato. Ma qui dieci anni fa non c’era niente, solo brughiera, terra avara, poi venne la legge De Gasperi del 17-5-’52, ed ecco il risultato.

Allo stadio XXI Settembre c’è ancora Di Santo, una vita per il calcio. Ha fatto allestire una palestra sotto le tribune, ha fatto venire strani aggeggi da Firenze, per irrobustire i muscoli addominali, dorsali, per rendere più elastici gli arti.

– Abbiamo più di duecento ragazzi, abbiamo un vivaio. Se tutte le società, la Salernitana, il Catanzaro, il Cosenza, facessero come noi, i frutti si vedrebbero, di qui a qualche anno. Allora, il Matera avrà in casa i suoi giocatori, senza andarli a cercare fuori. Il problema della povertà del calcio meridionale sta qui, nella trascuratezza delle società, che sono cieche e pensano solo alla prima squadra. Al nord c’è più attenzione per il vivaio, possono permettersi il lusso di riempire l’Italia, con quel che gli avanza. È anche questione di mentalità: i ragazzi vengono qui e subito mi chiedono un pallone, e si mettono un po’ di qua un po’ di là, per fare la partita. Piano, dico io. Prima della palla, dovete passare tutti per quella stanza, la palestra. Il calcio è un fatto atletico. Qui, molti ragazzi toccano divinamente la palla, ma dopo mezzora non stanno in piedi. E allora occorre impostarli atleticamente. Ci occupiamo anche di loro per quanto concerne le vitamine. Non tutti sono figli di professionisti, lei capisce. Vitamine C, belle bistecche.

Il Matera gioca un 4-3-3 elastico. Il centrocampo molto forte spiega le poche reti al passivo e le molte all’attivo. Ma anche la difesa e l’attacco – spiega Di Santo – presi in sé, valgono molto. Busilacchi ha segnato quattordici gol, la coppia centrale Giannattasio-Mayer è troppo forte per la D…

  1968 calciatori
  Mayer, Quadrello, Chiricallo, e a terra Carella e De Palma nel balcone dell'appartamento in cui abitavano

I giocatori del Matera sono come ha detto don Ciccio. Bravi ragazzi. Quattro sono sposati, Chiricallo, Demenia, Mayer e Rosa. Rosa è veneziano, a quindici anni era a Bari, ora ha vent’anni, moglie e un figlio. Si è sposato a Matera (già). Demenia è triestino, ventisette anni: dalla Triestina al Fanfulla al Maglie al Nardò. Mayer ha ventidue anni, una moglie e un figlio [non si tratta però di Mauro, classe 1970, anche lui calciatore e ora allenatore, peraltro venuto a Matera da avversario nel 1993/94, come terzino del Giarre, n.d.r.], a Jesolo. Chiricallo ha tren­ta­cinque anni, il più anziano. Demenia e Rosa vivono in famiglia, a Matera. Tutti gli altri stanno in un grande appartamento, in via Lupo Protospata (sublime nome, da pronunciare sdruc­ciolo: ma chi era?) [L’appartamento era all’angolo con l’attuale via Rosselli, nello stabile al cui piano stradale c’è oggi un noto panificio; di Lupo Protospata possiamo soltanto prendere per buono quel poco che si sa, e cioè che visse intorno al Mille e che forse va identificato con l’autore di una compilazione di storia locale, n.d.r.]

Andiamo in questo appartamento che non è ancora cominciato Carosello. Giannattasio e De Palma, il barese ricco di sense of humor, sono già in pigiama. Gli altri attorno al televisore. Ruggero Salar dorme con loro, in una stanzetta singola. Gli altri dodici, in quattro camere, tre brande per una. Nella sede sociale stanno Di Santo e Buccione. Buccione è laureando in legge, era conteso da Matera e Reggina. È venuto qui per stare più tranquillo, a preparare i pochi esami che gli mancano.

 

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