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Intervista a cura di Nicola Salerno 

budroniAntonio Budroni, centravanti del Matera edizione 1988-89, con un passato calcistico che parte dagli esordi con il Varese di Eugenio Fascetti, alla Serie C2 disputata con l’Olbia, fino ad un triennio nel campionato Interregionale con il Francavilla Fontana, squadra da cui, insieme all’allenatore Franco Gagliardi, provenivano diversi elementi che nell’estate 1988 rinforzarono la rosa del Matera. Un inizio fulminante, con due doppiette (Tricase e Galatina) ed una tripletta (contro la Paolana) nelle sue prime dieci partite con la maglia biancazzurra, poi la frenata insieme al resto della squadra e stagione terminata con un rispettabile bottino di 11 reti all’attivo.

Tonino, iniziamo da un tuo ricordo dell’annata materana.

Il mio è un ricordo bellissimo, ho ancora tanti amici a cui sono legatissimo. Da coloro con cui avevo già giocato negli anni precedenti, come Piero Caputo, Franco Danza, Gianfranco Filidoro e Salvatore Chionna, con i quali avevamo raggiunto il secondo posto a Francavilla l’anno precedente, ad altri cari amici con cui giocai solo nell’anno a Matera, Renato Angelè, Danilo Caldarola, Mauro Corrieri, Giovanni Ferrante. L’ambiente e la città sono meravigliosi, per me è stato un orgoglio giocare a Matera, ancora oggi mi si apre il cuore nel ricordare e nel raccontare che ho giocato nella città dei Sassi, una piazza importante per il calcio. Sportivamente invece rimane un immenso rammarico, strameritavamo di vincere soprattutto dopo un grande girone di andata, ma l’Altamura riuscì pian piano a rosicchiare punti e ci credette fino alla fine, sorpassandoci all’ultima giornata dopo il nostro pareggio a Noicattaro.

Hai citato la partenza sprint di quel Pro Matera (ricordiamo che quella squadra fu il frutto della fusione tra Pro Matera neopromosso in Interregionale e e F.B.C. Matera che fu estromesso dal campionato e successivamente radiato, ndr). Un attacco con Budroni, Ferrante, Corrieri, e alle vostre spalle gente come Caputo, Filidoro, Caldarola, per non parlare di un’ottima difesa, insomma un potenziale notevole che effettivamente ebbe un avvio formidabile, poi il calo. Cosa successe?

I fattori furono diversi, infortuni, squalifiche, qualche malumore, e qualche pareggio di troppo in casa fecero inceppare i meccanismi che all’inizio avevano invece funzionato alla perfezione. L’Altamura alle nostre spalle teneva il passo e noi, principalmente a causa di una carenza atletica (la squadra fu assemblata a campionato già iniziato per le vicende già menzionate) arrivammo alla fine con il fiatone e fummo superati in extremis.

Cosa hai fatto dopo aver giocato a Matera?

La delusione per l’esito finale di quella stagione fu notevole: tornai in Sardegna e giocai con la Nuorese, poi ho iniziato a lavorare (faccio l’infermiere) e pertanto la mia carriera calcistica è continuata per qualche anno nei campi dilettantistici, giusto per divertirmi ancora un po’. In seguito ho preso il patentino da allenatore, allenando in Prima e Seconda Categoria, ma oggi sono fermo, perché allenare squadre distanti anche molti chilometri dal luogo dove vivo e lavoro diventa troppo dispendioso.

Vuoi mandare un saluto ed un messaggio ai tifosi materani?

Sono molto felice che Matera sia tornata nel calcio che conta. La Lega Pro è il minimo per una città come Matera, a cui auguro di cuore che possa anche tornare presto in Serie B. Vedo nelle immagini di quest’anno uno stadio sempre pieno, di questi tempi una vera rarità per il calcio italiano; anche nelle città più grandi e calcisticamente blasonate gli stadi purtroppo sono spesso desolatamente vuoti. A Matera invece vedo grande entusiasmo e mi fa tanto piacere, la città e i suoi tifosi meritano palcoscenici importanti.