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Intervista a cura di Nicola Salerno

nicola peragineNicola Peragine, centrocampista classe 1960, detiene un piccolo ma significativo record: è il materano che ha indossato più volte in assoluto la casacca biancazzurra in Serie B. Ventidue infatti sono le sue presenze con il Matera nel campionato cadetto 1979-80.

Raccontaci la tua lunga esperienza da calciatore, dalla Primavera del Torino fino al Livorno passando per Terni, L’Aquila, La Spezia e naturalmente Matera.

Fare il calciatore è stato il mio sogno sin da bambino; lo dissi una volta a mio padre, con convinzione, che lo sarei diventato, e ci ho sempre creduto. In realtà proprio all’inizio stavo per lasciare il calcio, avevo vinto un concorso per entrare nella Guardia di Finanza, ma durante il calciomercato arrivò la chiamata del Torino. Mio padre, al quale devo tantissimo, ex calciatore anche lui e grande appassionato di calcio, mi lasciò libero di accettare questa grande possibilità; pur sapendo che per me era una scommessa, lui riuscì a leggere il mio grande desiderio, e così partii per Torino coronando il mio sogno. Dopo l’esperienza nella Primavera granata tornai per due anni a Matera dove giocai, ancora ventenne, nell’anno della serie B e nel successivo; in quel periodo ricevetti anche alcune convocazioni nell’Under 21 diretta da Azeglio Vicini, dove ritrovai alcuni compagni di squadra del Torino come Mandorlini e diversi altri. Dopo Matera ho giocato per cinque anni con la Ternana in C1, poi Perinetti mi portò a L’Aquila, ed infine sono passato da altre piazze importanti a livello calcistico come Spezia, dove tra gli altri ho avuto come compagno di squadra Luciano Spalletti, e Livorno, squadra in cui giocava anche Massimiliano Allegri. Al termine della carriera professionistica fui chiamato da De Canio nel Pisticci in Interregionale, dove oltre a lui c'erano Angelino direttore sportivo e Paolo Pavese, con il quale riformammo la coppia di centrocampo che aveva giocato dieci anni prima a Matera. Prima di lasciare il calcio giocato mi tolsi anche lo sfizio di una esperienza all’estero: già dopo Terni avevo ricevuto un’offerta da Melbourne, poi saltata perché preferii posticiparla a fine carriera. Ed in effetti a 33 anni giocai alcune gare in massima divisione neozelandese con il Mount Maunganui, squadra di una città Maori situata nell’Isola del Nord della Nuova Zelanda.

peragine maradona
Nicola Peragine insieme a Diego Armando Maradona in una gara di coppa Italia tra Spezia e Napoli nel 1988

Cosa ha significato per te indossare così giovane e ad inizio carriera la maglia della squadra della tua città, peraltro negli anni in cui raggiunse i suoi massimi livelli?

Se fare il calciatore è stato un sogno, l’aver giocato nel Matera in serie B è stato il miglior coronamento possibile. Ho iniziato a fare il raccattapalle, servendo il pallone a giocatori come Picat Re e Giannattasio, con i quali anni dopo diventai compagno di squadra, e fu per me un grande motivo di orgoglio. Scendere in campo per la mia città era sempre un’emozione: debuttai in serie B contro il Parma, vincemmo 1-0 e gli emiliani esonerarono Cesare Maldini. Qualche domenica dopo entrai nel secondo tempo contro il Brescia, e quei 45 minuti furono trasmessi in differita dalla Rai con la telecronaca di Bruno Pizzul. Fui titolare al Bentegodi contro il Verona e nelle vittorie esterne a Marassi contro la Samp ed a Bergamo contro l’Atalanta. Nel girone di andata eravamo una matricola temuta che creò scompiglio, poi purtroppo nel girone di ritorno crollammo. Ma tra le tante cose belle che ricordo di quell’anno c’è il grandissimo entusiasmo dei materani, quando giocavamo in trasferta erano tanti i materani che vivevano fuori che ci venivano a trovare persino in albergo trasmettendoci grande affetto. Un altro momento emozionante che ricordo di quel campionato fu la trasferta a Bari: tanti baresi che avevano indossato la maglia biancazzurra, da Loprieno a Chiricallo, ci fecero visita commossi nel ritrovare la loro vecchia squadra in serie B e felici di vederla all’opera contro la squadra della loro città, il Bari.

Dopo il ritiro dal calcio giocato hai fatto l’allenatore ed hai continuato ad operare nel mondo del calcio. Oggi di cosa ti occupi?

Volevo chiudere la carriera da calciatore a Matera: nel 1993 feci il ritiro pre-campionato con la prima squadra, era l’anno del ripescaggio in C1. Prima di iniziare il campionato però Dibenedetto preferì che io gli facessi da vice, così smisi di giocare e feci l’allenatore in seconda. In seguito ho frequentato il supercorso a Coverciano prendendo il patentino da allenatore: tra le altre ho allenato anche il Materasassi, poi l’Altamura di Tafuni in serie D subentrando a Picci, Miglionico nei campionati regionali, e poi tanto settore giovanile con l’Invicta ed il Parma Calcio a Matera. Fino allo scorso anno sono stato per otto anni osservatore del Chievo: il diesse dei veronesi, Sartori, mio compagno di squadra a Terni, mi affidò questo incarico che mi ha dato altre soddisfazioni nel mondo del calcio. Al Chievo ho segnalato tanti giovani promettenti, riuscendone anche a portarne diversi tra cui l’attuale calciatore del Matera Mirko Carretta, il giovane Toskic della Primavera del Bari, e soprattutto Nicola Bellomo, del quale il Chievo dopo mie numerose segnalazioni prelevò la metà del cartellino nel 2012, riscattandolo la scorsa estate. Oggi seguo la scuola calcio della Pro Calcio Matera, un bel compito da educatore più che da allenatore: siamo uno staff affiatato che fa dell’educazione sportiva il suo principale scopo. La bellezza dello sport sono i suoi valori, e vorrei che i veri valori tornassero in primo piano; mi piace vivere lo sport come uno dei miei diversi impegni nel sociale.

Per concludere, segui le attuali vicende del Matera? Vorresti mandare un messaggio particolare?

Seguo il Matera, anche se con un leggero distacco. In verità mi fa molto piacere seguire i brillanti risultati della nostra compagine e vedere la gente che riempie lo stadio. Ma vorrei cogliere l’occasione per lanciare un messaggio critico che è anche un suggerimento all’attuale proprietà: sono importanti i risultati della prima squadra ma è altrettanto importante il settore giovanile. La politica societaria dovrebbe investire di più sul vivaio, mi piacerebbe che il Matera si faccia conoscere anche a livello giovanile come avveniva negli anni ’70 e ’80 quando la cura dei giovani locali era altissima. A Matera abbiamo ottimo materiale umano sia a livello di ragazzi sia a livello di tecnici, diversi giovani che escono dalle nostre scuole calcio vanno in giro per l’Italia ma se facessero un passaggio di qualità nel Matera si formerebbero davvero tanti giovani validissimi. La prima squadra della città dovrebbe contare di più sulle competenze locali, se ci fosse una vera collaborazione tra il Matera Calcio e le migliori realtà del settore giovanile materano potremmo realmente fare un salto di qualità che ponga le basi anche per un futuro duraturo del calcio della città dei Sassi.

 

Approfittiamo del messaggio finale di Nicola, augurandoci che dal disappunto che traspare dalle sue parole si possa presto passare ad una nuova stagione anche per il settore giovanile della nostra città.