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MELETra la tarda mattinata ed il primo pomeriggio di sabato 26 settembre una triste notizia ha scosso l'ambiente sportivo materano, la scomparsa del giornalista Stefano Mele. Storico corrispondente della Gazzetta del Mezzogiorno, ha scritto per moltissimi anni le cronache del Football Club Matera, vivendo in prima persona gioie e dolori dell'epopea calcistica della città dei Sassi dagli anni sessanta sino agli anni novanta. Grande amico e collaboratore del senatore Salerno, ha voluto dedicare a lui ed ai suoi 23 anni di presidenza il suo ultimo lavoro, il libro “Con il Matera nel cuore”, dato alle stampe nel 2014. Dall'anno precedente, il 2013, anno di nascita di questo sito, eravamo con Stefano in costante contatto: lui era in prima fila, insieme all'indimenticato Renato Carpentieri, alla conferenza stampa di presentazione di Materacalciostory avvenuta nel settembre 2013, così come noi eravamo in prima fila alla meravigliosa serata di presentazione del suo libro avvenuta a giugno 2014.

CopertinaPer primo tra tutti Stefano Mele ha scritto un libro su un pezzo fondamentale della storia calcistica materana, organizzando una grande manifestazione dove sono intervenuti tantissimi ex calciatori che avevano vestito la maglia biancazzurra. Quel libro è stato il suo capolavoro, il suo orgoglio, e come lui stesso ha scritto in fondo al libro, la sua “eredità” lasciata agli sportivi materani. Ci siamo scambiati informazioni, fotografie, numeri di telefono di ex calciatori, con lui abbiamo avviato una fitta rete di scambi: la sua conoscenza delle vicende calcistiche materane di tutti i tempi era infatti sconfinata. Resta in tutti noi di Materacalciostory, come in tutti gli sportivi materani, il dolore per la perdita di un caro amico e di una persona perbene. Ciao Stefano, continuerai a tifare Matera da lassù!

 

Di seguito riportiamo un estratto della sua biografia tratta dal suo libro: “Stefano Mele, giornalista, è nato a Ginosa in provincia di Taranto il 16 febbraio 1936. Per motivi di studio (la frequenza della scuola media) fu costretto a 10 anni a scegliere a Matera, nel Convitto Arcivescovile di Mons. Vincenzo Cavalla, il domicilio momentaneo per non fermarsi, e succedeva a molti altri ragazzi, alla licenza di scuola elementare. A Bari, prima al liceo Flacco e poi all'Università non ottenne grossi successi tanto che scelse l'Ateneo di Ferrara per rimediare una laurea in chimica, rimasta incompiuta. A fine degli anni '50 prima al Borgo La Martella e poi a Matera diventò cittadino lucano a tutti gli effetti. Nella bella città dei Sassi fu preso dalla frenesia del giornalismo.

Nel 1965 fu corrispondente del quotidiano sportivo Stadio e del Resto del Carlino con retribuzione regolarmente e rigorosamente pagata a rigaggio. Restò fedele al giornale bolognese sino a quando la testata non fu assorbita dal Corriere dello Sport. Poi nacque il grande idillio con la Gazzetta del Mezzogiorno durato sino al burocratico collocamento a riposo per raggiunti limiti massimi di età. Perchè ha scritto questo libro? Per lasciare in eredità a chi non c'era la storia calcistica del Matera e di Franco Salerno.”

 

Clicca qui per leggere l'articolo sulla presentazione del libro "Con il Matera nel cuore"

 

  antonio toffanin
  Stefano Mele festeggia una vittoria insieme a Toffanin e Franco Salerno
Video Con il Matera nel cuore
Clicca qui per guardare il video con il servizio sulla presentazione del libro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Intervista Stefano Mele
Clicca qui per guardare l'intervista integrale a Stefano Mele

 

Stefano è per me una di quelle figure familiari che rimangono impresse sin da bambino: quando nel dopopartita andavo con mio padre nell'atrio davanti agli spogliatoi dove si restava a lungo a commentare la partita appena finita, la figura bonaria di Stefano si avvicinava puntualmente sorridente tirandomi un pizzicotto sulla guancia. Stefano voleva davvero bene alla mia famiglia, a mio padre, ai miei zii, ai miei cugini; dopo anni ci siamo ritrovati quando io gli confidai il nostro progetto di creare un sito e lui il suo di scrivere un libro, sempre naturalmente sulla nostra comune passione, il Matera. Da allora ci siamo sentiti e visti innumerevoli volte; con orgoglio e commozione posso raccontare oggi delle tante volte che veniva a trovarmi in ufficio per farmi leggere una bozza di un nuovo capitolo del suo lavoro, "Con il Matera nel cuore". Ricordo anche le diverse volte in cui ci incontravamo casualmente all'ultimo piano della Biblioteca Provinciale, dove c'è l'emeroteca, entrambi impegnati a spulciare vecchi articoli di giornale e fotografarli con le nostre fotocamere digitali per poi catalogarli con calma a casa; o ancora le didascalie delle vecchie foto ricostruite pazientemente insieme, e le foto che scambiavamo quasi come le figurine per colmare reciprocamente le lacune altrui. Mi piace ricordare la sua felicità nel riunire ed essere attorniato da tanti vecchi amici alla presentazione del libro, felicità che oggi mitiga il dolore per la sua scomparsa, perchè ci consola il sapere che un anno fa è riuscito a coronare il sogno che portava avanti da anni, scrivere un libro sul Matera. Ci siamo sentiti meno di un mese fa, quando io gli ho comunicato di aver spedito una copia del libro ad un ex calciatore che non eravamo riusciti a contattare lo scorso anno, e lui mi dava il numero di telefono di un altro ex calciatore da sentire per qualche futura intervista; ci mancherai Stefano, con te Matera ha perso un uomo di sport e noi abbiamo perso un vero Amico. (Nicola Salerno)

TAVOLO PRESA poco meno di due anni dalla scomparsa di Renato Carpentieri, perdiamo un'altra firma biancazzurra, un amico di famiglia che l'anno scorso ha portato a termine e pubblicato il prezioso volume sulla storia del Football Club Matera. Grazie Stefano per il tuo lavoro e per la vicinanza professionale e personale al Matera. Approfitto di questo spazio per esprimere le sentite condoglianze alla famiglia Mele. (Francesco Salerno)

 

 

Riportiamo infine un bellissimo ricordo di Stefano che abbiamo ricevuto dall'amico Ettore Camarda:

La vecchia tribuna stampa del «XXI settembre» godeva di una duplice suddivisione. Non tanto perché i costruttori avevano separato con un pilastro portante i due ampi finestroni che davano sul rettangolo di gioco; quanto perché, in concorrenza con l’eternità di ferro e cemento, anche l’antica e abituale frequentazione di quei tavoli aveva prodotto nel tempo una ‘eterna’ separazione dei cronisti da un lato e dall’altro del pilastrone, assegnando i posti in base all’età. A destra la vecchia guardia (ma non saprei dire perché proprio a destra). Il posto del decano Stefano Mele era rigorosamente attaccato alla colonna, quindi nella posizione più centrale. Se – capitava di rado – qualche inconsapevole accennava a sedervisi, c’era sempre uno che avvertiva: «No, quello è il posto di Stefano». Da quel lato del pilastrone, tra appunti e commenti di gioco, ad ogni partita partiva l’immancabile amarcord, e siccome con gli anni la memoria di taluni vacillava, la soluzione era quasi sempre la domanda al decano: «Stefano, ma quella volta…??». E la risposta arrivava. Dall’altro lato, sotto il finestrone di sinistra, c’erano i «frusci di scopa nuova», gli imberbi, che si godevano il doppio spettacolo, gli slalom veri fatti in campo e quelli nella memoria che prendevano corpo al tavolone-del-lato-destro. Lì a sinistra c’ero anch’io, e giacché c’ero mi godevo il doppio spettacolo. (Per la cronaca, ero lì perché fu lui a farmi iniziare a scrivere, ‘regalandomi’ la sua corrispondenza per Tuttosport: anni per me bellissimi e altamente formativi. Gliene sono debitore.)

Passione, esperienza, rispetto dei colleghi-amici. Oggi, nonostante i tanti anni passati, credo che si possa fotografare così la vita giornalistica di Stefano, che ha attraversato cinque decenni accanto e dentro il Matera diventandone la memoria storica. Un ‘archivio’ confluito, come è noto, in un elegante e fortunato libro di cui sono lieto di aver letto le bozze prima della consegna all’editore. Poi c’era l’altra sua vita lavorativa, quella di funzionario comunale, e c’era soprattutto la famiglia, compreso il compianto don Giovanni, di cui Stefano era fratello e ovviamente sostenitore. Tutto ciò descrive l’uomo buono e il cronista, come ampiamente detto nei giorni scorsi. Io rifletto su un altro punto: il suo mestiere come paradigma. Tutti hanno riconosciuto la sua passione sportiva e il suo attaccamento alla professione. Ed è vero. Ma quel binomio passione/professionalità oggi può anche contribuire a ridare la giusta dignità a una figura svilita negli ultimi anni: il giornalista-tifoso, che ormai grazie alle piattaforme tv e alle radio private associamo perlopiù a un uomo coi paraocchi, unilaterale, fazioso. Io non credo sia sempre così: Stefano Mele lodava e criticava a seconda di come andavano le partite, ma con onestà intellettuale, offriva spunti di riflessione e dibattito tenendo a bada il tifoso che era in lui. Facendo ciò, poté accompagnare la vita sportiva della città in modo sobrio e onesto, allo stadio e anche al palasport (non ancora Palasassi), allorché si affacciava il fenomeno del volley e lui si accostò con curiosità e professionalità a quello sport ‘nuovo’.

Chiudo con un aneddoto che mi riporta agli anni senza tecnologie avanzate, tra appunti presi a mano e interviste da ‘sbobinare’, quando per scrivere non esisteva controllo ortografico e così il metodo era «scambiamoci i pezzi, così tu correggi i miei refusi e io i tuoi». Io i miei i servizi li dettavo al telefono, e quando andava bene usavo il fax. Ora via all’aneddoto. Qualche volta, nei primi anni ’90, veniva a Matera l’inviato del Corriere dello sport, anche perché nel frattempo si era raggiunta la C1 e al «XXI settembre» si giocavano spesso partite di rilievo. Costui – Dio, che invidia! – scriveva su un pc portatile, poi attaccava un filo da qualche parte nel muro e dopo due minuti diceva serafico «bene, io ho finito, grazie», salutava cordialmente e ripartiva. Quando vidi la scena per la prima volta chiesi a Stefano «ma che fa?», e lui mi spiegò: «Ah, niente, è ’na cosa nuova, si fa col telefono». Io però continuavo a non capire come mai fosse possibile far passare un articolo dal pc al telefono. Fu il mio incontro ravvicinato con «Internet». Internet spiegato dal “vecchio” al giovane, 1-0 per lui. Poi però col passare degli anni mi sono rifatto, perché era lui a chiedermi spesso di andare a vedere, da una porta all’altra del pianerottolo, perché il suo notebook non partiva, la mail non andava, il tale file non si apriva. E sono riuscito a pareggiare.

La partita della tecnologia purtroppo è rimasta ferma sull’1-1, ma il pareggio è sostanzialmente giusto.

Ciao Ste’.